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Pensiero di fine estate

Dolce frescura di fine estate, oggi guardo fuori dai vetri e ritrovo lo stesso accento di luce del dì di solstizio, e l’ora m’è dolce.

Eppure in questo molle e diafano giorno c’è già un germoglio d’autunno, così come nel frutto dolce e maturo si annida già un principio di guastazione.

Sarà il vento frizzantino, le foglie da sé scosse, sarà il lento scorrere del tempo a darmi l’impressione che questo giorno non può esser confuso con un inizio.

La mia stagione, quella a me più cara, in cui nacqui la prima volta e in cui ogni anno mi rinnovo, si appressa alla fine.

Vorrei che restasse, vorrei che mi deliziasse ancora un poco, come un ospite caro e gradito dal quale dispiace accomiatarsi, ma lei è sfuggente come tutti i piaceri elevati.

Io aspetterò che tornino a trovarmi i mesi che scaldano il corpo e l’anima, dopo l’inverno che verrà, con la speranza fra un anno di riviverli con la stessa letizia d’ora.

Intanto chiudo gli occhi e assaporo ancora una volta l’incanto di un giorno sereno che tarda a morire.

Le tre buone notizie:

  1. gli uccellini sono tornati a cantare sugli alberi davanti al mio balcone.  Beh, ognuno la pensi come vuole, ma per me è ancora una fonte di piacere quando, dopo il freddo silenzio dell’inverno, questi piccoli esserini tornano la mattina a fare casino davanti alla mia finestra. Non c’è sveglia che mi mette più di buon umore, e ormai la primavera è vicina.
  2. Ieri pomeriggio, per le vie del centro, ho finalmente comprato La Borsa di cui avevo bisogno. La scrivo con le maiuscole non a caso:  perchè di borse, borsette e borsettine da “battaglia” ce ne ho, ma mi mancava la borsa importante. Ieri finalmente, grazie ai soldi della borsa di studio, mi sono potuta permettere questa Burberry. La morale qual è? Studiare conviene, caspita se conviene…
  3. L’emozione più bella di ieri però è stata vedere questo.

Il silenzio:

politica italiana e romana. Solo una parola: sono allibita.

Il pensiero:

la tesi. Consegnata, praticamente finita ma ancora bisognosa di ultimi aggiustamenti (rigira le frasi, metti a posto l’impaginazione, prepara le slide della presentazione, etc etc). Per molti la consegna è stata una liberazione, per me è stato solo uno spostamento di ansie. Da quello per “finirò in tempo?” a quello per “andrà bene?”. Morale anche qui: c’è sempre da stare all’erta, finchè non arriva il fatidico giorno non è mai detta l’ultima parola.

Capita che ti viene in mente un bel pensiero, magari divertente, originale, logico, completo, ispirato, però in quel momento non hai il computer per scriverci su un bel post, o hai altre faccende che si impongono, o sei nel letto e ti stai per addormentare, o sei a una fermata di autobus/metro dalla tua, o sei in macchina, o sei a lavoro, o stai preparando la cena, o sei a cena, o sei davanti alla tv, o hai gente, o sei fuori con gli amici, o sei ad una festa… insomma tutte quelle volte che ti brilla in testa un’idea ma non la puoi buttare giù nemmeno su un pezzo di carta, e allora rimandi il concepimento materiale ad un successivo momento, e poi quando quel momento finalmente arriva, ti siedi alla scrivania, ti scervelli, ricordi che volevi tanto scrivere qualcosa ma non ricordi più di che volevi parlare o come volevi parlarne… ebbene, ho deciso di dedicare questo post a tutti quegli aborti mentali che ho fatto involontariamente, a tutti quei pensieri salvati in una cartella Temp del cervello con l’intento di ripescarli più tardi ma poi finiti chissà come in un cestino che non ha il tasto ripristina. Requiescant in pacem. E voi abbiate pazienza. 🙂

In my mind…

Ci sono pensieri che solo il rock riesce a spegnere.

La teoria è quando si sa tutto ma non funziona niente.

La pratica è quando funziona tutto ma non si sa il perché.

In ogni caso si finisce sempre per coniugare la teoria con la pratica:

non funziona niente e non si sa il perchè.