E’ un piovoso pomeriggio di marzo, che viene come il normale proseguimento di una piovosa settimana di marzo. Però è anche sabato, e il sabato è il respiro dopo una settimana di apnea lavorativa. Il sabato più della domenica, come anche Leopardi sapeva. Per di più, questo sabato ogni mio senso artistico sembra voler espandersi intorno come una esplosione, come un fluido chè è stato compresso e che necessita di uno sfogo. 

Mi sento di voler uscire con chi mi è caro, ma come al solito la proposta si è in un attimo trasformata nel “invitiamo tutti quelli che vogliono venire, sentiamo un bel po’ di gente”. Un invito esteso al mondo, come se per divertirsi servisse per forza la massa, come se in due o in quattro non ci si diverte per definizione, come se anche la qualità di un evento umano ormai si misura attraverso i numeri, nella più gretta delle logiche industriali.

Il mio slancio iniziale si spegne, probabilmente non chiamerò nessuno e mentirò dicendo di non aver trovato nessuno, o forse mentirò inventando una scusa per non uscire.

Del resto la proposta è quella di fare numero per andare a bere in un pub. Quante volte ho sentito quest’idea, altrettante volte ho pensato: no, la mia concezione del sabato non è quella della maggior parte delle persone della mia età. Sarò diversa, sarò strana, e mi sbaglierò sicuramente, perchè non pretendo di avere ragione. Però a me rimane inconcepibile che di una giornata intera da poter spendere con gli altri, che è fatta di mattina, pomeriggio e sera, io mi debba ridurre ad uscire per un paio d’ore la sera, passando da un luogo chiuso ad un altro. I miei sensi vogliono espandersi, ma vogliono potersi alimentare di qualcosa che non sia l’ebrezza alcolica.

I miei sensi vogliono espandersi, io voglio misurarmi ed avere stimoli, voglio sentirmi ricca, colma di bellezza. Non della bellezza del centro estetico ma della bellezza che ti fa sbalordire, meravigliare di fronte ai talenti degli uomini e del mondo. Della bellezza che ti fa ridere, o piangere, della bellezza di tutte le persone, diverse perchè ognuno è bello a suo modo.

Voglio godere della mia città, di Roma, le cose che ancora non conosco, e di tanti alri luoghi, magari vicini, che per superficialità non considero.

Voglio sapere, conoscere, parlare, vedere, ascoltare, fare.

Io voglio l’assoluto.

Così, mentre questo pensiero mi cattura, davanti alla pagina di google, inserisco la mia aspirazione lì nello spazio bianco, chissà per quale ragione domandandomi se qualcun altro aver avuto la mia stessa voglia e l’avesse esternata da qualche parte sul web ma… sono solo canzonette.

Vorrà dire che il mio sabato piovoso sarà speso a cercare qualcosa di bello, magari un film, magari un disegno da finire, magari una canzone o un libro… Del resto, non sono ancora pronta a rinunciare a nessun piacere elevato.

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