Qualche giorno fa su questo blog ho letto e commentato un’osservazione che riguardava l’oscuro e labile rapporto tra il social network più frequentato, Facebook appunto, e il diritto alla privacy di ciascuno di noi. In particolare si rifletteva sulle foto pubblicate lì da noi o da terzi che, salvo diverse impostazioni che pure sono possibili, normalmente sono visibili a tutti gli amici o addirittura a chiunque, cosa che in alcuni casi può non far piacere, per buona pace della nostra riservatezza. Capita oggi “a cecio” si dice a Roma, cioè a proposito, un articolo sul Sole24ore.

Anticipo che quella riportata nel suddetto articolo è solo l’ultima in ordine di tempo delle annose questioni che assillano il Garante della Privacy, che con le nuove tecnologie ha visto il proprio lavoro di supervisione e controllo crescere a dismisura. In sostanza si dice che Facebook (e non solo, anche motori di ricerca e siti) fa a cazzotti con la nostra privacy. Detto meglio, la insidia. Niente di nuovo purtroppo, siamo tutti coscienti (spero) che quando siamo in rete e usufruiamo di certi servizi la nostra identità è passibile di usi non autorizzati.

Però si lega alle preoccupazioni da noi già espresse e commentate, e dà lo spunto per mettere insieme una sintesi mi auguro condivisibile. Quando infatti riflettevamo sul pericolo che le foto pubblicate potessero essere viste da altri amici, o dal capo ufficio, o da fidanzati/e con evidenti sporgenze ramificate in testa (con le dovute problematiche che ciò comporta) in realtà stavamo appena toccando un problema che il garante ci dice essere di dimensioni addirittura più subdole, per il rischio che quelle foto e ancor di più quei dati personali che stanno lì pubblicati possono rimanere alla mercé di tutti anche in eterno, permettendo non solo a terzi impiccioni ma addirittura a malintenzionati chissà quale uso illecito e distorto di ciò che primariamente ci identifica. Con questo non criminalizziamo il sito: è e rimane comunque uno strumento divertente per tenersi in contatto con moltissime persone, e quelli che lo frequentano non sono certo una massa di delinquenti, tuttavia è buona regola fare sempre attenzione quando si pubblicano dati propri o altrui, perché ci stiamo assumendo la responsabilità di esporli anche ad alcune tipologie di rischi.

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