Ce n’è sempre uno che lascia il segno. Sembra quasi che sia la firma di ogni estate. Sicuramente è uno dei momenti più piacevoli. Non è detto che stia per forza alla fine della stagione, né tra i giorni di ferie, che per loro definizione sono un periodo a parte, una parentesi tonda nell’equazione di un anno, l’eccezione programmata che va vissuta a sé.

No, per me l’ultimo pomeriggio di un’estate è come quell’istante sulle montagne russe in cui la salita è finita è stiamo per prendere lo slancio per la folle discesa. Si ferma il tempo, si arresta il movimento, tutto è incredibilmente sospeso, teso per rilasciarsi.

Allo stesso modo anche l’estate ha un picco: fino a quel punto sale la calura, la stanchezza, gli impegni, i programmi, sale la voglia di libertà; l’ultimo pomeriggio è quello in cui percepiamo che tutte le spinte che prima ci opponevano adesso ci assecondano. Da quel momento in poi tutto va in discesa, facile, conosciuto, conquistato, e la stagione scorre finalmente indolente come un giorno passato in spiaggia o in pineta.

Niente di più bello che vivere ogni anno l’ultimo pomeriggio d’estate e saperlo riconoscere, visto che può avere mille forme: può essere una scoperta, un gelato in terrazza, una tristezza che diventa allegria grazie ad un amico/a, un brivido sulla pelle, una telefonata per sentirsi vicini, una passeggiata magari per le vie dell’eterna città…

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